"Ciò che neghi ti sottomette. Ciò che accetti ti trasforma".

Jung: “Ciò che neghi ti sottomette. Ciò che accetti ti trasforma”.

“Ciò  che neghi ti sottomette. Ciò che accetti ti trasforma”.
( Carl Gustav Jung )

Questa frase è di Carl Gustav Jung , nato in Svizzera nel 1875 e morto, sempre in Svizzera, nel 1961.

Jung è stato uno psichiatra, psicanalista e filosofo. Inizialmente vicino alle teorie di Sigmund Freud, Jung poi se ne allontanò pubblicando nel 1913 “La Libido” . Qui esprime la sua tecnica chiamata “psicologia analitica”, infatti egli applica la ricerca analitica della storia del singolo alla storia della collettività umana.

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Seneca:"Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare"

Seneca: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”

(Seneca)

Lucio Anneo Seneca nasce a Cordoba nel 4 A.C. e muore a Roma nel 65 D.C. . E’ stato un filosofo, poeta, statista, drammaturgo romano.

Seneca imparò ben presto l’arte oratoria, ebbe infatti una lunga carriera politica come senatore e come questore, prima di essere esiliato in Corsica per una accusa di adulterio. Tornato a Roma, divenne tutore e protettore di Nerone. Dopo il cosiddetto “quinquennio di buon governo” in cui Nerone governò in maniera saggia col l’aiuto del suo maestro, Nerone si trasformò in un tiranno. Lo stesso Seneca venne accusato di congiura ai danni dell’imperatore , così decise di togliersi la vita. Sosteneva infatti che il suicidio era una possibilità per l’uomo che non poteva più applicare le virtù e non era più libero.

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Charles Bukowsky:"La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto".

Charles Bukowsky: “La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto”.

“La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto”.

(Charles Bukowsky)

Charles Bukowsky nasce in Germania nel 1920 e muore negli Stati Uniti nel 1994. E’ stato un cosiddetto scrittore underground, esponente della corrente letteraria del “Realismo sporco” che prende vita negli anni ’70 negli stati Uniti.

Bukowski inizia a bere a tredici anni, cercando di affogare nell’alcool la sua adolescenza infelice e solitaria. Questo vizio lo accompagnerà per tutta la vita. La sua vita sentimentale dopo la morte di Jane Cooney Baker , che considerò il suo primo amore e la più grande delle sue muse,  fu contraddistinta da una grande promiscuità sessuale, storie di poco conto e brevi che gli forniscono materiale per i sui scritti.

Infatti le sue opere sono di carattere strettamente autobiografico e parlano con schiettezza del suo rapporto morboso col l’alcol e della sua vita sessuale srregolata. Sulla sua lapide si può leggere la frase “Don’t Try”( Non provarci ) rivolta  ai nuovi aspiranti scrittori che troviamo in una sua poesia, “Rotola i dadi”.

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La pazzia è relativa, chi stabilisce la normalità?

Charles Bukowsky: “La pazzia è relativa, chi stabilisce la normalità?

“La pazzia è relativa, chi stabilisce la normalità?”

(Charles Bukowsky)

Charles Bukowsky nasce  ad Andernach in Germania nel 1920 e muore a Los Angeles nel 1994. E’ stato uno scrittore, poeta e aforista statunitense , esponente del “Realismo Sporco”.

A tredici anni inizia a bere e questo vizio lo accompagnerà per tutta la sua esistenza. Ciò che spinge a scrivere il nostro autore non è solo una linfa creativa ma anche una rabbia, un’amarezza di fronte ai torti  e all’insensibilità degli uomini. Le sue opere  sono prevalentemente autobiografiche e trattano temi forti come il sesso, l’abuso di alcool, le corse dei cavalli, le vite vissute ai margini. Il linguaggio utilizzato da Bukowsky è duro, schietto per questo egli viene considerato uno  esponenti della scrittura underground.

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American Sniper

American Sniper: “Ci sono tre tipi di persone a questo mondo: le pecore, i lupi e i cani da pastore.”

Ci sono tre tipi di persone a questo mondo: le pecore, i lupi e i cani da pastore. 
Ci sono persone che preferiscono credere che nel mondo il male non esista. E se mai si affacciasse alla loro porta, non saprebbero come proteggersi. Quelle sono le pecore.
Ci sono i predatori, che usano la violenza per sopraffare i deboli. Quelli sono i lupi.
E poi ci sono quelli a cui Dio ha donato la capacità di aggredire e il bisogno incontenibile di difendere il gregge.
Questi individui sono una specie rara, nata per affrontare i lupi. Sono i cani da pastore. In questa famiglia non alleviamo pecore e vi ammazzo a cinghiate se diventate dei lupi. Ma proteggiamo chi amiamo.
Se qualcuno prova a picchiarti, se c’è chi fa il bullo con tuo fratello, vi autorizzo a farlo smettere.
( American Sniper )

Questo monologo è tratto dal film American Sniper , diretto nel 2014 dal regista Clint Eastwood e basato sull’autobiografia di Christopher Kyle, tiratore scelto dei marines americani messosi in grande evidenza durante la guerra in Iraq successiva agli attentati dell’11 Settembre 2001.

Le sue imprese in battaglia gli valsero una medaglia d’argento e cinque medaglie di bronzo dal corpo dei Marines e , soprattutto, il soprannome di “Shaitan Al-Ramavi” , cioè “il diavolo di Ramadi”, da parte dei nemici jihadisti. Questi misero anche più di una taglia sulla sua testa, per chi fosse riuscito a catturarlo o ucciderlo, usando come segno di riconoscimento la croce tatuata sul braccio sinistro.

Il monologo è pronunciato da Wayne Kyle , padre di Chris, durante una delle scene iniziali del film in cui la famiglia Kyle è riunita a tavola, presenti anche il fratello minore Jeff e la madre. Durante il dialogo, da alcuni flash back e dai lividi sul viso di Jeff, si desume che questi è stato aggredito da un bullo a scuola e che Chris lo ha difeso.

La scena termina infatti con un dialogo che apre al significato di tutto il film:

– Wayne: Se qualcuno prova a picchiarti, se c’è chi fa il bullo con tuo fratello, vi autorizzo a farlo smettere.
– Chris: Quello aveva preso di mira Jeff.
– Wayne: È vero?
– Jeff: Si signore, si è vero.
– Wayne: Lì hai fatto smettere?
– Chris : ( annuisce )
-Wayne: allora tu sai chi sei, sai qual’è il tuo scopo. 

Di seguito il video della scena completa del film American Sniper da cui è tratta la citazione :

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"La vita, mia cara, è un palcoscenico dove si gioca a fare sul serio.”

Luigi Pirandello: “La vita, mia cara, è un palcoscenico dove si gioca a fare sul serio.”

“La vita, mia cara, è un palcoscenico dove si gioca a fare sul serio.”
(Luigi Pirandello)

Luigi Pirandello, nato a Girgenti nel 1867, è stato uno tra i più importanti drammaturghi, scrittori e poeti italiani tra Ottocento e Novecento.

Ricordato ancora oggi come uno tra i più noti drammaturghi del XX secolo, di lui ci restano non solo drammi ma anche romanzi, novelle . Dal 1883 al 1912, invece, la produzione letteraria meno conosciuta dal grande pubblico: quella delle poesie.

Queste, contrariamente alla composizione teatrale, non esprimono alcun tentativo di rinnovamento sperimentale estetico, ma seguono le forme e i metri tradizionali della lirica classica.

Questo piccolo estratto sopra riportato è stato preso dal dramma più famoso di Luigi Pirandello: “Sei personaggi in cerca d’autore”. Rappresentato per la prima volta il 9 maggio 1921 a Roma, Teatro Valle, fece così tanto scalpore che, nel 1925, in occasione della terza edizione dell’opera, Pirandello aggiunse una prefazione in cui chiariva genesi, tematiche e intenti del suo dramma.

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"Tutto si riduce all'ultima persona a cui pensi la notte, è lì che si trova il cuore".

Charles Bukowski: “Tutto si riduce all’ultima persona a cui pensi la notte, è lì che si trova il cuore”.

“Tutto si riduce all’ultima persona a cui pensi la notte, è lì che si trova il cuore”.
( Charles Bukowski )

Questa frase è di Charles Bukowski . Noto anche con lo pseudonimo di Henry Chinaski , Bukowski è stato uno scrittore e un poeta statunitense di origini tedesche. Nacque infatti ad Andernach il 16 agosto 1920 e morì a Los Angeles il 9 marzo 1994.

Nel corso della sua vita ha scritto sei romanzi e centinaia di racconti e di poesie. Le sue opere sono spesso autobiografiche e raccontano i suoi rapporti burrascosi con le persone, la sua dipendenza dall’alcol e le sue svariate esperienze sessuali. Nel 1988 Bukowski  si ammala di tubercolosi, ma continua a scrivere e a pubblicare fino a che a 73 anni, quando muore colpito da una leucemia fulminante. I funerali vennero officiati da monaci dediti al buddismo , al quale l’autore si era avvicinato negli ultimi anni della sua vita.

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"Adoro quelli che si sentono fuori posto, con loro mi sento sempre al posto giusto"

Charles Bukowski: “Adoro quelli che si sentono fuori posto, con loro mi sento sempre al posto giusto”.

“Adoro quelli che si sentono fuori posto, con loro mi sento sempre al posto giusto”.
( Charles Bukowski )

Questa frase è di Charles Bukowski , noto anche con lo pseudonimo Henry Chinaski che è il suo alter ego letterario.

Bukowski nasce a Andernach nel 1920 e muore nel 1994 a Los Angeles. Durante l’adolescenza soffrì di timidezza e di solitudine a tredici-quattordici anni bevve per la prima volta, grazie al suo amico William “Baldy”Mullinax, figlio di un chirurgo alcolizzato. L’alcool fu l’inizio di un vizio che accompagnò tutta la vita Bukowski.

A 24 anni scrisse i primi suoi racconti, ma non riuscendo a sfondare si rassegnò e smise di scrivere per quasi un decennio. Successivamente riprese a scrivere e compose più di sei romanzi e centinaia di racconti e di poesie. I contenuti di queste opere sono di carattere autobiografico e parlano del suo rapporto morboso con l’alcol, delle sue svariate esperienze amorose e del suo difficile rapporto con le persone. A 73 anni morì a causa di una leucemia fulminante.

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"Volevo urlare quello che sentivo, ma sono rimasto zitto per paura di non essere capito".

Charles Bukowski: “Volevo urlare quello che sentivo, ma sono rimasto zitto per paura di non essere capito”.

“Volevo urlare quello che sentivo, ma sono rimasto zitto per paura di non essere capito”.
( Charles Bukowski )

Questa frase è di Charles Bukowski , scrittore e aforista nato ad Andernac, in Germania, nel 1920 e morto a Los Angeles, negli Stati Uniti, nel 1964.

Bukowski è uno dei massimi esponenti della corrente letteraria nata negli anni settanta negli Stati Uniti definita “realismo sporco”. Bukowski infatti racconta nelle sue opere la sua esistenza fuori dagli schemi convenzionali negli ambienti più malfamati degli Stati Uniti.

I suoi scritti sono tutti di carattere autobiografico e parlano senza mezzi termini del suo rapporto morboso con l’alcol , delle sue svariate esperienze sessuali e del suo conflittuale rapporto con il genere umano.

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"Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci".

Massimo Troisi: “Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci”.

“Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci”.
(Massimo Troisi)

Questa frase è di Massimo Troisi nato a San Giorgio a Cremano ( Napoli ) nel 1953 e morto nel 1994 a Lido di Ostia . Troisi è stato un regista, un attore, un cabarettista italiano, è stato uno dei maggiori esponenti della comicità napoletana negli anni ’70  ’80 e ’90.

Erede ideale di Eduardo De Filippo e di Totò, Troisi è soprannominato “il comico dei sentimenti” o “Il pulcinella senza maschera” per la sua capacità di unire qualità sia verbali, che mimiche e gestuali. Questo gli permise di interpretare ruoli comici ma anche riflessivi.

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"L'amore è tutto quello che sta prima e quello che sta dopo. Magari bisognerebbe tenere più in considerazione il durante"

Massimo Troisi: “L’amore è tutto quello che sta prima e quello che sta dopo. Magari bisognerebbe tenere più in considerazione il durante”.

“L’amore è tutto quello che sta prima e quello che sta dopo.
Magari bisognerebbe tenere più in considerazione il durante”.
( Massimo Troisi )

Questa frase è di Massimo Troisi , attore napoletano nato nel 1953 e morto nel 1994.

Troisi è considerato uno dei massimi interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano. Formatosi  seguendo Eduardo e Totò , cominciò la sua carriera assieme al gruppo i “Saraceni” e poi con gli amici inseparabili della “Smorfia” (Lello Arena e Enzo Decaro).

Ottenuto un grande successo Troisi esordì al cinema con il film “Ricomincio da tre”. Negli anni ottanta si dedicò completamente al cinema, girando 12 film e dirigendone 4. Ma il 4 luglio nel 1994 morì per un attacco cardiaco; il giorno prima portò a termine il suo ultimo film,”Il Postino”, per il quale poi verrà candidato al Premio Oscar come miglior attore .

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"C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, resti nessuno.”

Luigi Pirandello: “C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, resti nessuno.”

 “C’è una maschera per la famiglia,
una per la società,
una per il lavoro.
E quando stai solo, resti nessuno.”
(Luigi Pirandello. Uno, nessuno e centomila )

Luigi Pirandello, uno tra i più importanti drammaturghi e scrittori del XX secolo, vince il Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Tra i suoi lavori spiccano 7 romanzi, tutti scritti nel primo ventennio del Novecento, diverse novelle e racconti brevi (in italiano e dialetto siciliano) e circa 40 drammi, l’ultimo dei quali incompleto.

Questa frase sopra riportata è stata presa da uno tra i romanzi più famosi di Pirandello: “Uno, nessuno e centomila”. Iniziato già nel 1909 e rimasto a lungo in gestazione, uscì solo nel dicembre 1925 sotto forma di romanzo a puntate, nella rivista La Fiera Letteraria, e in volume nel 1926.

Qui, l’autore, utilizza l’umorismo come modalità di racconto più idonea a parlare dell’uomo contemporaneo nei suoi molteplici aspetti.

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"La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve"

Massimo Troisi: “La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve”

“La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve”.
(Massimo Troisi, Il Postino)

Questa frase è di Massimo Troisi , attore napoletano nato nel 1953 e morto nel 1994, a soli 41 anni.

Troisi è stato un noto regista, attore, cabarettista, esponente di spicco della comicità napoletana negli anni settanta. Egli cominciò la sua carriera con il gruppo i “Saraceni” e poi con i suoi inseparabili amici de “La Smorfia“. Il grande successo ottenuto in breve tempo permise a Troisi di recitare nel suo primo film “Ricomincio da tre“, negli anni successivi si dedicò completamente al cinema girando dodici film e dirigendone quattro.

Malato fin da piccolo di cuore , morì il 4 luglio del 1994 , dopo aver terminato le riprese del “Il postino“, film da cui è tratta questa citazione e per il quale più tardi verrà candidato ai premi Oscar come miglior attore e come miglior sceneggiatura non originale.

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"Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi"

De Saint-Exupery: “Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” ( Il Piccolo Principe )

“Non si vede bene che col cuore.
L’essenziale è invisibile agli occhi.”
( Antoine De Saint-Exupery , Il Piccolo Principe )

Questa frase è di Antoine De Saint-Exupery , nato a Lione nel 1900 e morto a Marsiglia nel 1944. E’ stato un aviatore e scrittore francese, autore del famoso romanzo Il Piccolo principe.

Quest’opera racconta la storia dell’incontro nel deserto tra un aviatore e un ometto vestito da principe sceso sulla Terra dallo spazio. Si concentra sul sentimento dell’amicizia e della fratellanza. Nel 1944 Sant-Exupery scompare in volo senza lasciare traccia, così la sua sparizione misteriosa crea il mito dell’aviatore-poeta.

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"Se non ci mette troppo, l’aspetterò tutta la vita."

Oscar Wilde: “Se non ci mette troppo, l’aspetterò tutta la vita.”

“Se non ci mette troppo, l’aspetterò tutta la vita.”
(Oscar Wilde)

Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde, noto come Oscar Wilde, è stato uno scrittore, aforista, poeta e drammaturgo britannico, vissuto nella seconda metà dell’Ottocento.

Egli ha sempre cercato di risvegliare nel lettore la voglia di riflessione su ciò che di più svariato accade attorno a noi, anche nella vita di tutti i giorni. Noto soprattutto per l’uso frequente di aforismi e paradossi, Oscar Wilde è ricordato fondamentalmente per questi, soprattutto tra i più giovani.

La battuta riportata qui sopra fa però parte di una tra le commedie teatrali più conosciute di Oscar Wilde: “The Importance of Being Earnest” (“L’importanza di chiamarsi Ernesto”). Commedia divisa in tre atti, scritta nel 1895 e rappresentata per la prima volta il 14 febbraio dello stesso anno al St James’s Theatre di Londra. Con quest’opera, Wilde, vuole mettere in evidenza tutta quell’apparenza e quella forma dell’alta società vittoriana, usando la sua sottile ed elegante ironia.

Ironia che è chiara anche in questa battuta, sopra riportata: aspettare qualcuno, anche per tutta la vita.

La frase viene spesso riportata anche nella forma di “dedica” coniugata “al tu” , si tratta però di una forma per così dire apocrifa :

“Se non ci metti troppo, ti aspetterò tutta la vita.”

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"La gente ama molto dare ciò che avrebbe più bisogno di ricevere.”

Oscar Wilde: “La gente ama molto dare ciò che avrebbe più bisogno di ricevere.”

“La gente ama molto dare ciò che avrebbe più bisogno di ricevere.”

           (Oscar Wilde , Il ritratto di Dorian Gray)

Oscar Wilde, grande esponente del decadentismo e dell’estetismo britannici della seconda metà dell’Ottocento, è considerato, ad oggi, importante figura della letteratura e drammaturgia britannica.

Le sue opere, tra le quali, in particolare, i suoi testi teatrali, sono considerate dei veri e propri capolavori del teatro dell’Ottocento. Ma non solo, romanzi importanti sono rimasti tra le radici della storia artistica contemporanea, come “The Picture of Dorian Gray” (“Il Ritratto di Dorian Gray”), opera da dove appunto è tratta la frase qui sopra riportata.

E come molte altre opere, anche questo romanzo ha goduto di talmente tanto successo da essere riprodotto su pellicola cinematografica. In questo caso la fortuna è dovuta soprattutto al tema centrale del romanzo: lo scorrere inevitabile del tempo a cui ogni uomo, in qualsiasi punto del mondo o in qualsiasi arco di tempo storico, ha sempre cercato di rimediare attraverso imprese eroiche, guerre e così via. Un segno che potesse, in qualche modo, lasciare la sua impronta nel tempo e nello spazio. Ovviamente, questo sentimento è legato alla fugacità dell’esistenza e alla consapevolezza di avere, sempre e comunque, una fine certa.

Il significato della frase sopra riportata, fa riferimento a ciò che vogliamo davvero e che, forse inconsciamente, a volte riportiamo nella vita di tutti i giorni, offrendolo agli altri. Un vero e proprio riflesso di ciò che doniamo ma che vorremmo, noi, ricevere.

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Ciccio Sanchez: "...Sei come quella foto mossa, bella senza farlo apposta...".

Ciccio Sanchez: “…Sei come quella foto mossa, bella senza farlo apposta…”.

“…Sei come quella foto mossa,

bella senza farlo apposta…”.

(Ciccio Sanchez)

 

Cicco Sanchez, torinese classe 1993, è considerato uno tra i cantanti emergenti attuali nel panorama musicale pop-R’n’B. Un vero e proprio artista ibrido, che, nella sua musica, ricrea un sincretismo perfetto tra contaminazioni e influenze differenti.

Ciò che scrive ha sempre un certo tocco di poesia e significati intrinseci.

Anche la selezione delle parole è strettamente legata ad un lavoro ben preciso: abbiamo a che fare con veri e propri tecnicismi tipici del rap, su cui lo steso Sanchez si è formato.

Questo breve verso, qui sopra riportato, è stato estratto dal brano “Cose che non dovrei dirti”. Testo particolarmente sentimentale in cui confluiscono melodia pop e linguaggio urban.

In questo brano Sanchez sembra seguire, nella scrittura, la bipolarità dell’umore di una persona: all’introspezione più cosciente delle strofe, alla leggerezza più spensierata del ritornello.

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“Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze. Perché non cerca la fine, ma va verso l’infinito” (Giaocomo Leopardi)

Giacomo Leopardi: “Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze. Perché non cerca la fine, ma va verso l’infinito”

“Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano,
perché apre delle possibilità, non certezze.
Perché non cerca la fine, ma va verso l’infinito”.

(Giacomo Leopardi)

Nato a Recanati il 29 giugno 1798, Giacomo Leopardi è ricordato ancora oggi come il maggior poeta dell’Ottocento italiano e una tra le più importanti figure del romanticismo letterario.

Il suo pensiero è principalmente incentrato sul pessimismo. La felicità, per il poeta, è raggiungere il piacere infinito, ma essendo, esso stesso, impossibile da raggiungere, la condizione umana mira all’infinita e continua insoddisfazione, un vero e proprio vuoto incolmabile.

Non solo autore ma filosofo, ad oggi vengono custodite di lui molte riflessioni sull’esistenza umana; tanto che viene anche annoverato tra gli anticipatori della corrente esistenzialista.

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“…Portami ovunque, portami al mare, portami dove non serve sognare…”

Luciano Ligabue: “…Portami ovunque, portami al mare, portami dove non serve sognare…”

“…Portami ovunque,
portami al mare,
portami dove non serve sognare…”
 (Luciano Ligabue, Il Centro del Mondo)

Artista, cantautore, regista e scrittore straordinario, Luciano Ligabue, dapprima assieme a diversi gruppi musicali e successivamente come solista, è ad oggi una tra le più grandi star italiane, che con le sue canzoni ‘poetiche’ è riuscita a conquistare generazioni completamente diverse tra loro.

Questa frase è tratta dalla canzone Il centro del mondo”, brano pubblicato come singolo il 9 maggio 2008, ed inserita in seguito in Secondo tempo, seconda parte del greatest hits del cantautore.

Il video de “Il centro del mondo” è stato prodotto dalla Angelfilm di Marco Salom, e diretto da Marco Salom e Cosimo Alemà. Girato a Barcellona, in mezzo ad una affollatissima strada.  Qui un ragazzo e una ragazza si prendono per mano e chiudono gli occhi; ogni volta che li riaprono si trovano sempre in un luogo e tempo diversi. Si alternano sequenze di Ligabue ed il suo gruppo che esegue il brano.

Il Centro del Mondo” è una tra le canzoni d’amore più positive di Luciano. Quando si ama si è al centro del mondo della persona amata, e viceversa. Qualunque cosa si faccia, ovunque ci si trovi, sarà sempre lo stesso, proprio perché si è insieme.

Di seguito il video del brano “Il Centro del Mondo” :

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“La paura di soffrire è assai peggiore della stessa sofferenza”

Paulo Coelho: “La paura di soffrire è assai peggiore della stessa sofferenza”

“La paura di soffrire è assai peggiore della stessa sofferenza”

(Paulo Coelho)

Scrittore e poeta brasiliano, Paulo Coelho, nasce a Rio de Janeiro nel 1947. Sin da giovanissimo ha mostrato interesse per l’arte e la poesia, vince, infatti, il suo primo premio letterario durante un concorso scolastico di poesia.

La frase qui presente è stata estratta da una delle sue opere più celebri: “L’alchimista”, la cui prima edizione risale al 1988. Opera tradotta in 56 lingue e che vince, nel 1996, il Premio Grinzane Cavour.

Il significato di questo breve estratto è legato sostanzialmente alla paura di agire, lì dove l’agire possa, eventualmente, portare a soffrire. Così qui, l’autore, ci esorta a provare comunque, perché sarebbe peggio soffrire per la paura che per la sofferenza stessa di aver tentato e fallito.

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“…E ci siamo mischiati la pelle, le anime, le ossa. Ed appena finito ognuno ha ripreso le sue…”

Luciano Ligabue: “…E ci siamo mischiati la pelle, le anime, le ossa. Ed appena finito ognuno ha ripreso le sue…”

“…E ci siamo mischiati la pelle, le anime, le ossa.
Ed appena finito ognuno ha ripreso le sue…”
( Luciano Ligabue , L’odore del Sesso )

Il grande artista Luciano Ligabue vede i suoi esordi con il singolo Sogni di Rock’n’roll pubblicato in un album del cantautore e autore emiliano Pierangelo Bertoli, nel 1988.

Questa frase è tratta dalla canzone “L’odore del sesso”, estratto come secondo singolo dell’album Miss Mondo, pubblicato nel 1999. Questo testo ha vinto il Premio Lunezia 2000, consegnato al cantautore a luglio dello stesso anno.

Il video musicale vede Ligabue cantare in una sala durante una cena elegante. A capotavola una ragazza annoiata che invece di interessarsi ai commensali attorno a lei sembra molto più attratta dall’esibizione del cantante. Alla fine del video i due si incontrano sotto il tavolo, fra l’indifferenza di tutti gli altri.

Il testo di questa canzone racconta il contrasto tra razionalità e istinto. Ragione ed emozioni. Cervello e cuore. In un continuo contrapporsi tra ciò che dobbiamo e ciò che vogliamo fare. Svelando i nostri istinti più nascosti e quelli che, spesso, siamo costretti a tenere celati.

Di seguito il video del brano “L’Odore del Sesso” :

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"…Te la godevi ad occupare tutte le mie fantasie…”

Luciano Ligabue: “Te la godevi ad occupare tutte le mie fantasie.” ( Eri Bellissima)

“…Te la godevi ad occupare tutte le mie fantasie…”
(Eri bellissima – Luciano Ligabue)

Grande artista degli ultimi cinquant’anni, Luciano Ligabue inizia la sua esperienza artistica nelle radio locali della provincia emiliana (da Radio Attiva a Mondoradio Rock Station) per approdare, poi, alla sua prima band, gli Orazero, negli anni ’80.  Questa frase è tratta dalla canzone Eri bellissima, facente parte dell’album Fuori come va, pubblicato nel 2002.

Il testo parla dell’incontro con un amore giovanile che, purtroppo, non ha avuto seguito. Musicalmente è una canzone malinconica e triste, che accompagna perfettamente il tema centrale del racconto.

La frase fa riferimento al fatto che l’artista fosse costantemente in balia della ragazza che gli piaceva, senza possibilità di scegliere se pensarla oppure no. Lei occupava la sua testa in qualsiasi tipo di fantasia, che lui volesse o meno.

Di seguito il video del brano “Eri Bellissima” :

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"...Sei bella che fai male, sei bella che si balla come vuoi tu..."

Luciano Ligabue: “…Sei bella che fai male, sei bella che si balla solo come vuoi tu…”

“…Sei bella che fai male,
sei bella che si balla
solo come vuoi tu…”
(Luciano Ligabue, Ho perso Le parole)

Cantante, autore, regista, scrittore, Luciano Ligabue può ormai considerarsi l’incarnazione del rock italiano. Nato a Correggio nel 1960, oggi conosciuto più comunemente come Ligabue, o Liga.

Questa frase di Luciano Ligabue è tratta dalla canzone Ho perso le parole, facente parte, assieme a “Metti in circolo il tuo amore” e “Siamo in onda”, della Colonna Sonora del suo primo film da regista Radiofreccia.

Questa canzone, così come molte altre facenti parte della Colonna Sonora, ha strettamente a che fare col mondo della droga e, ovviamente, con il film. Le parole si perdono davanti cose cui non si può far più nulla, come la morte.

Di seguito il video del brano “Ho perso le parole” :

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"Di certe idee, di certe voglie, di certi desideri, di certi progetti, di certi bisogni, di certi incontri, amo la prepotenza."

Charles Baudelaire (Amo la Prepotenza) :”Di certe idee, di certe voglie, di certi desideri, di certi progetti, di certi bisogni, di certi incontri, amo la prepotenza.”

“Di certe idee,
di certe voglie,
di certi desideri,
di certi progetti,
di certi bisogni,
di certi incontri,
amo la prepotenza.”

(Charles Baudelaire , Les Fleurs Du Mal – I Fiori del Male )

Considerato uno dei più importanti poeti del XIX secolo, Charles Baudelaire è l’esponente chiave del simbolismo, nonché anticipatore del decadentismo.

Les Fleurs Du Mal (I Fiori del Male), opera da cui è tratta questa lirica, nonché  la sua opera maggiore, è considerata uno dei classici della letteratura francese e mondiale. Il titolo simbolico è, in realtà, fonte di due significati differenti: ‘fiori’ sinonimo di bellezza, ‘male’ come degrado e volgarità di ciò che li circonda. Infatti ‘i fiori’, nascendo dalla terra, fanno parte della natura maligna e perciò vengono detti ‘del male’, ma senza dimenticare che dalla sofferenza nasce la bellezza.

Questa lirica in particolare sta a significare la forza con cui si ricerca nella vita. L’intensità stessa con cui si dovrebbe sempre vivere e la passione sfrenata del poeta per il vigore con cui tutto ciò che pensiamo, diciamo o facciamo, dovrebbe essere espresso.

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"Insegui ciò che ami o finirai per amare ciò che trovi”

Carlo Collodi: “Insegui ciò che ami o finirai per amare ciò che trovi”

“Insegui ciò che ami o finirai per amare ciò che trovi”

(Carlo Collodi, da “Le Avventure di Pinocchio”)

Carlo Lorenzini, conosciuto meglio come Carlo Collodi, noto scrittore e giornalista italiano vissuto nell’Ottocento, oggi viene soprattutto ricordato per il celebre romanzo Le avventure di Pinocchio.

La frase qui presente è stata estratta proprio da quest’opera. Apparsa per la prima volta sul “Giornale dei bambini” nel 1881 con il titolo La storia di un burattino, non era in realtà completa, infatti vedeva la storia concludersi con l’impiccagione, quindi la morte, del burattino.

Dopo le proteste di diversi bambini, l’autore decise di continuare a scrivere e pubblicare, due anni dopo, il romanzo completo, così come conosciuto oggi. Il significato è semplice: continuare a cercare, sempre e comunque, ciò che vogliamo, senza accontentarsi mai.

Il senso della frase rimanda ad una sorta di ‘carpe diem’: il mai accontentarsi nella vita, è fondamentale al fine di essere felici e soddisfatti di ciò che si ottiene dalla propria esistenza. Bisogna inseguire i propri obiettivi per evitare di finire con l’amare ciò che ci si trova casualmente davanti.

 

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“Io non ho bisogno di stima, né di gloria, né di altre cose simili; ma ho bisogno d’amore”

Giacomo Leopardi: “Io non ho bisogno di stima, né di gloria, né di altre cose simili; ma ho bisogno d’amore”

“Io non ho bisogno di stima, né di gloria,né di altre cose simili;
ma ho bisogno d’amore.”

(Giacomo Leopardi)

Leopardi Giacomo, uno tra i più grandi poeti e pensatori europei, nei suoi aforismi e celebri citazioni, trasmette al lettore tutto il pessimismo dietro il quale vede il mondo che lo circonda.

Giovanissimo sviluppò un’impressionante erudizione scientifica, filosofica e letteraria, che lui stesso definì con gli anni “matta e disperatissima”. Nei primi anni della giovinezza compose numerose opere in prosa e poesia, su argomenti differenti: storici, filosofici ed anche scientifici, sia in italiano che in latino.

Il tema su cui maggiormente verte il suo pensiero è il Pessimismo Romantico che, in questo caso specifico, si ripercuote sul sentimento d’amore; spesso per lui fonte di passione ma, al tempo stesso, di continua sofferenza.

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"Era bello stare insieme e bastava”

Charles Bukowski: “Era bello stare insieme e bastava”

“Era bello stare insieme e bastava”

          (Charles Bukowski)

Charles Bukowski, autore di sei romanzi, centinaia di racconti e migliaia di poesie, viene ancor oggi ricordato come grande poeta e scrittore senza tempo. Le sue tematiche principali vertono sui rapporti che l’autore stesso aveva con il mondo e le persone attorno a lui, rapporti tempestosi dettati anche da un attaccamento morboso all’alcool.

L’estratto qui riportato viene da un periodo più lungo e facente parte di Storie di ordinaria follia. Erezioni Eiaculazioni Esibizioni”, raccolta di racconti, alcuni dei quali in chiave autobiografica, pubblicata per la prima volta interamente nel 1972. Prima pubblicati su diverse riviste, tra le quali una underground di Los Angeles: Open City.

L’intero periodo viene riportato qui di seguito:

“Era bello stare insieme e bastava. Comprai un paio di panini, patatine e da bere, e mangiammo in riva al mare, poi dormimmo abbracciati per un’oretta. Era in un certo qual modo anche meglio che far l’amore. E le ore filavano via stando insieme senza alcuna tensione.”

 

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"Forse sono stata anche più furba degli altri, mi sono tenuta la parte migliore della vita… l’anima.”

Alda Merini: “Forse sono stata anche più furba degli altri, mi sono tenuta la parte migliore della vita. L’anima.”

“Forse sono stata anche più furba degli altri,
mi sono tenuta la parte migliore della vita.
L’anima.”
(Alda Merini)

Alda Merini, grande poetessa e aforista, nasce a Milano nel 1931 e muore nella stessa città nel 2009. Ricordata oggi anche per i suoi numerosi, pregnanti e significativi aforismi, è tra le grandi donne della letteratura italiana che sono riuscite a prendere piede nel panorama Novecentesco Italiano.

Questa riportata è una frase estratta da un periodo più ampio, che si concentra sull’amore:

“I miei amori sono stati tutti infelici, anche perché non avevo l’accortezza di dire loro che gli volevo bene. Forse sono stata anche più furba degli altri, mi sono tenuta la parte migliore della vita. L’anima.”

Con questa riga introduttiva, la poetessa ammette di non concedersi mai completamente al prossimo; il ché può avere una duplice valenza: di auto preservazione, per evitare, in caso negativo, di farsi troppo male, ma, allo stesso tempo, di limitare tutto ciò che si sarebbe potuto vivere assieme all’altra persona.

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Finisce sempre così, con la morte. Prima però c’è stata la vita, nascosta sotto i bla, bla, bla, bla, bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore: il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura, gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza e poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto nella coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo: bla, bla, bla, bla. Altrove c’è l’Altrove, io non mi occupo dell’Altrove. Dunque che questo romanzo abbia inizio. In fondo è solo un trucco, si è solo un trucco. ( Jep Gambardella, nella scena finale del film "La Grande Bellezza" )

La Grande Bellezza (Scena finale e significato): Finisce sempre così, con la morte. Prima però c’è stata la vita, nascosta sotto i bla bla bla bla.

Finisce sempre così, con la morte.
Prima però c’è stata la vita,
nascosta sotto i bla, bla, bla, bla, bla.
È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore:
il silenzio e il sentimento,
l’emozione e la paura,
gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza
e poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile.
Tutto sepolto nella coperta
dell’imbarazzo dello stare al mondo:
bla, bla, bla, bla.

Altrove c’è l’Altrove,
io non mi occupo dell’Altrove.
Dunque che questo romanzo abbia inizio.
In fondo è solo un trucco, si è solo un trucco.
( Jep Gambardella, nella scena finale del film “La Grande Bellezza” )

Questo monologo è pronunciato da Jep Gambardella, scrittore interpretato da Tony Servillo e protagonista del film “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, nella scena finale del film.

Il monologo e la scena in cui è pronunciato chiudono il film e ne svelano, guardando a ritroso, l’intero significato. Jep è un uomo votato alla ricerca della sensibilità, della bellezza, del dettaglio, dell’arte, come recita il monologo iniziale del film:

A questa domanda, da ragazzi, i miei amici davano sempre la stessa risposta: “La fessa”.
Io, invece, rispondevo: “L’odore delle case dei vecchi”.
La domanda era: “Che cosa ti piace di più veramente nella vita?”
Ero destinato alla sensibilità. Ero destinato a diventare uno scrittore.
Ero destinato a diventare Jep Gambardella.

In giovane età, questa sensibilità lo porta a scrivere il suo unico capolavoro “L’apparato Umano”“Si vede che quando l’hai scritto dovevi essere un uomo molto innamorato” , dirà Isabella Ferrari nei panni di una delle sue tante “donne comparsa” ). Ben presto però si lascia andare alla vita mondana di Roma e alle sue feste, allo squallore disgraziato , al chiacchiericcio e al rumore.

Il suo occhio continuerà a cercare la grande bellezza, memorabili nel film le continue inquadrature sullo sguardo di Servillo che si sofferma in questa spasmodica ricerca : dalle opera d’arte ai bambini degli istituti religiosi, alla genuina Ramona( intepretata da Sabrina Ferrilli ) con cui instaurerà un rapporto di autenticità fino alla morte di lei ( “è stato bello non fare l’amore. È stato bello volersi bene” altra memorabile citazione ).

Sguardi appassionati a cui fa da contrappasso il sarcasmo e il cinismo per la decadenza dell’ambiente di cui ormai è parte e di tanta pseudo-arte frutto di questa decadenza.

Sedimentati sotto vesta vita fatta di chiacchiericcio e rumore, troverà solo “sparuti incostanti sprazzi di bellezza” , ma non “la grande bellezza” : questo è il motivo per cui non scriverà più un altro romanzo. Come rivela a Suor Maria, missionaria in odore di santità dalla grande caratura spirituale a cui la rivista per cui lavora Jep riesce a strappare un’intervista:

«Perché non hai più scritto un libro?»
«Cercavo la Grande Bellezza, ma non l’ho trovata».

Il cinico Jep resterà toccato dall’incontro con la santa, espressione di autentica spiritualità verso cui Jep mostra in più episodi di farsi qualche domanda , chiedendo più volte a cardinali e uomini di Chiesa. Questi, di alte gerarchie come un cardinale in odore di papato, sono però miseramente interessati a situazioni ben più contingenti e frivole. Persino i consigli di cucina sono prioritari rispetto alla richiesta di “bellezza spiritale” di  Jep che infatti non esita a stroncare: «Sarebbe molto deludente per me scoprire che lei non ha nessuna risposta».

La santa indica però la strada a Jep nel “ritorno alle radici” e così Jep accetta l’intervista più volta propostagli dall’amica e direttrice Dadina, di un reportage sull’Isola del Giglio, fino alla alla scena finale in cui è contenuto il monologo:

Semplicemente sublime il parallelo finale tra l’ascesa della santa al Cristo raffigurato in cima alla Scala di San Giovanni ( La vera Grande Bellezza per lei chi crede nell’Altrove ) e quello di Jep , che non si occupa di Altrove e ascende al ricordo della grande bellezza trovata in gioventù, pronto finalmente per il “trucco” di un nuovo romanzo.

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"Non c’è vuoto più grande di quando qualcuno entra nella tua vita, te la scombussola e poi se ne va”

Charles Bukowski: “Non c’è vuoto più grande di quando qualcuno entra nella tua vita, te la scombussola e poi se ne va”

“Non c’è vuoto più grande di quando qualcuno entra nella tua vita, te la scombussola e poi se ne va”

          (Charles Bukowski)

Henry Charles “Hank” Bukowski Jr., noto anche con lo pseudonimo Henry Chinaski, suo alter ego letterario, nato nel 1920 e scomparso nel 1994, è stato un poeta e scrittore tedesco.

Definito anche poeta del realismo sporco, i suoi temi si centrano soprattutto sulla donna, sulla notte, sull’alcool e sulla follia del genere umano. I suoi romanzi e le sue poesie sono zeppe di aforismi che, ancora oggi, si possono trovare scritti sui social e persino sui muri di quartieri tra le più grandi città.

In questo riportato sopra, ad esempio, Bukowski mette in evidenza di come la mancanza di una persona possa determinare quel tipo di vuoto che, prima di essa, nonostante ci fosse già, era decisamente minore e più tollerabile.

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