La Grande Bellezza: "È così triste essere bravi: si rischia di diventare abili".

La Grande Bellezza: “È così triste essere bravi: si rischia di diventare abili”.

È così triste essere bravi: si rischia di diventare abili.

Jep Gambardella, La Grande Bellezza

Citazione del protagonista del film La Grande Bellezza, Jep Gambardella.

La Grande Bellezza è un film del 2013, che vede il protagonista, Jep Gambardella, come noto giornalista e critico di teatro, che occupa il posto in una Roma mondana e superficiale, all’interno di un contesto in cui l’unico scopo del protagonista è diventato quello di trasformarsi in un ‘mondano‘, dato soprattutto il blocco creativo dopo l’unica opera pubblicata, L’apparato umano, per cui ricevette apprezzamenti e svariati premi nel tempo, ma che ora sono protagonisti di un’esistenza di superficialità e null’altro.

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La Grande Bellezza: "Ero destinato alla sensibilità. Ero destinato a diventare uno scrittore. Ero destinato a diventare Jep Gambardella".

La Grande Bellezza: “Ero destinato alla sensibilità. Ero destinato a diventare uno scrittore. Ero destinato a diventare Jep Gambardella”.

A questa domanda, da ragazzi, i miei amici davano sempre la stessa risposta: “La fessa”.
Io invece rispondevo “L’odore delle case dei vecchi”.
La domanda era “Che cosa ti piace di più veramente nella vita?”
Ero destinato alla sensibilità.
Ero destinato a diventare uno scrittore.
Ero destinato a diventare Jep Gambardella.

Jep Gambardella, La Grande Bellezza

Frase del protagonista del film La Grande Bellezza.

La Grande Bellezza è un film del 2013, che ha vinto numerosi premi e riconoscimenti a livello internazionale.

Diretto da Paolo Sorrentino, che ne ha curato la sceneggiatura, assieme a Umberto Contarello, è un film che si apre con una famosa ciazione presa da “Viaggio al termine della notte” di Louis-Ferdinand Céline; una vera e propria chiave interpretativa per l’intero film La Grande Bellezza.

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"La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare". Jep Gambardella, La Grande Bellezza

La Grande Bellezza: “La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”.

“La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”.

Jep Gambardella, La Grande Bellezza

Frase del protagonista del film La Grande Bellezza, Jep Gambardella.

La Grande Bellezza è un film uscito nel 2013 e diretto da Paolo Sorrentino, con la sceneggiatura del regista e del grande Umberto Contarello.

La Grande Bellezza ha vinto il Premio Oscar come miglior film straniero del 2014, poi il Golden Globe, 4 European Film Awards e 9 David di Donatello, oltre che 5 Nastri d’Argento e tantissimi altri premi a livello internazionale.

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Finisce sempre così, con la morte. Prima però c’è stata la vita, nascosta sotto i bla, bla, bla, bla, bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore: il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura, gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza e poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto nella coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo: bla, bla, bla, bla. Altrove c’è l’Altrove, io non mi occupo dell’Altrove. Dunque che questo romanzo abbia inizio. In fondo è solo un trucco, si è solo un trucco. ( Jep Gambardella, nella scena finale del film "La Grande Bellezza" )

La Grande Bellezza (Scena finale e significato): Finisce sempre così, con la morte. Prima però c’è stata la vita, nascosta sotto i bla bla bla bla.

Finisce sempre così, con la morte.
Prima però c’è stata la vita,
nascosta sotto i bla, bla, bla, bla, bla.
È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore:
il silenzio e il sentimento,
l’emozione e la paura,
gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza
e poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile.
Tutto sepolto nella coperta
dell’imbarazzo dello stare al mondo:
bla, bla, bla, bla.

Altrove c’è l’Altrove,
io non mi occupo dell’Altrove.
Dunque che questo romanzo abbia inizio.
In fondo è solo un trucco, si è solo un trucco.
( Jep Gambardella, nella scena finale del film “La Grande Bellezza” )

Questo monologo è pronunciato da Jep Gambardella, scrittore interpretato da Tony Servillo e protagonista del film “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, nella scena finale del film.

Il monologo e la scena in cui è pronunciato chiudono il film e ne svelano, guardando a ritroso, l’intero significato. Jep è un uomo votato alla ricerca della sensibilità, della bellezza, del dettaglio, dell’arte, come recita il monologo iniziale del film:

A questa domanda, da ragazzi, i miei amici davano sempre la stessa risposta: “La fessa”.
Io, invece, rispondevo: “L’odore delle case dei vecchi”.
La domanda era: “Che cosa ti piace di più veramente nella vita?”
Ero destinato alla sensibilità. Ero destinato a diventare uno scrittore.
Ero destinato a diventare Jep Gambardella.

In giovane età, questa sensibilità lo porta a scrivere il suo unico capolavoro “L’apparato Umano”“Si vede che quando l’hai scritto dovevi essere un uomo molto innamorato” , dirà Isabella Ferrari nei panni di una delle sue tante “donne comparsa” ). Ben presto però si lascia andare alla vita mondana di Roma e alle sue feste, allo squallore disgraziato , al chiacchiericcio e al rumore.

Il suo occhio continuerà a cercare la grande bellezza, memorabili nel film le continue inquadrature sullo sguardo di Servillo che si sofferma in questa spasmodica ricerca : dalle opera d’arte ai bambini degli istituti religiosi, alla genuina Ramona( intepretata da Sabrina Ferrilli ) con cui instaurerà un rapporto di autenticità fino alla morte di lei ( “è stato bello non fare l’amore. È stato bello volersi bene” altra memorabile citazione ).

Sguardi appassionati a cui fa da contrappasso il sarcasmo e il cinismo per la decadenza dell’ambiente di cui ormai è parte e di tanta pseudo-arte frutto di questa decadenza.

Sedimentati sotto vesta vita fatta di chiacchiericcio e rumore, troverà solo “sparuti incostanti sprazzi di bellezza” , ma non “la grande bellezza” : questo è il motivo per cui non scriverà più un altro romanzo. Come rivela a Suor Maria, missionaria in odore di santità dalla grande caratura spirituale a cui la rivista per cui lavora Jep riesce a strappare un’intervista:

«Perché non hai più scritto un libro?»
«Cercavo la Grande Bellezza, ma non l’ho trovata».

Il cinico Jep resterà toccato dall’incontro con la santa, espressione di autentica spiritualità verso cui Jep mostra in più episodi di farsi qualche domanda , chiedendo più volte a cardinali e uomini di Chiesa. Questi, di alte gerarchie come un cardinale in odore di papato, sono però miseramente interessati a situazioni ben più contingenti e frivole. Persino i consigli di cucina sono prioritari rispetto alla richiesta di “bellezza spiritale” di  Jep che infatti non esita a stroncare: «Sarebbe molto deludente per me scoprire che lei non ha nessuna risposta».

La santa indica però la strada a Jep nel “ritorno alle radici” e così Jep accetta l’intervista più volta propostagli dall’amica e direttrice Dadina, di un reportage sull’Isola del Giglio, fino alla alla scena finale in cui è contenuto il monologo:

Semplicemente sublime il parallelo finale tra l’ascesa della santa al Cristo raffigurato in cima alla Scala di San Giovanni ( La vera Grande Bellezza per lei chi crede nell’Altrove ) e quello di Jep , che non si occupa di Altrove e ascende al ricordo della grande bellezza trovata in gioventù, pronto finalmente per il “trucco” di un nuovo romanzo.

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