Siete venuti a combattere da uomini liberi, e uomini liberi siete: senza libertà cosa farete? Combatterete? Certo, chi combatte può morire, chi fugge resta vivo, almeno per un po'... Agonizzanti in un letto fra molti anni da adesso, siate sicuri che sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi, per avere l'occasione, solo un'altra occasione di tornare qui sul campo ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà ! ( Willam Wallace , BraveHeart)

Braveheart, William Wallace : “Chi combatte può morire, chi fugge resta vivo, almeno per un po’. […] Possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà!”

Siete venuti a combattere da uomini liberi, e uomini liberi siete: senza libertà cosa farete?
Combatterete? Certo, chi combatte può morire, chi fugge resta vivo, almeno per un po’…
Agonizzanti in un letto fra molti anni da adesso, siete sicuri che sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi, per avere l’occasione, solo un’altra occasione di tornare qui sul campo ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà?

(Willam Wallace , BraveHeart)

Questa citazione proviene dal film Breaveheart, girato e interpretato nel 1995 da Mel Gibson, in cui si ripercorrono le gesta del patriota scozzese William Wallace. Il film vinse un Golden Globe e cinque Premi Oscar nel 1996. Mel Gibson ottenne Golden Globe e Premio Oscar per la miglior regia, mentre gli Oscar arrivarono anche per miglior film, fotografia, trucco e migliore colonna sonora.

Willian Wallace nacque a Elderslie nel 1270 e morì a Smithfield il 23 agosto del 1305 . Venne giustiziato dagli inglesi per impiccagione, come pena per i numerosi atti di ribellione alla guida dei patrioti scozzesi e le successive battaglie che ne scaturirono.

Questo il video della scena del film in cui Wallace pronuncia il famoso discorso, arringando i compatrioti alla battaglia per la libertà :

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Steve jobs:"Coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo di solito lo fanno".

Steve Jobs: “Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero”.

“Solo Coloro che sono abbastanza folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero”.
(Steve Jobs)

Steve Jobs nasce a San Francisco nel 1955 e muore a Palo Alto nel 2011: è stato un noto imprenditore, informatico, inventore statunitense.

Come racconta nel celebre discorso ai neolaureati di Stanford, era figlio biologico di una studentessa universitaria che, temendo di non potergli garantire un futuro dignitoso, decise di darlo in adozione. Fece però garantire ai genitori adottivi che l’avrebbero mandato all’università. Come stabilito alla sua nascita, Jobs finito il liceo s’iscrive all’università, ma ben presto capisce che quelle materie non lo interessano e si ritira.

Svolge diversi lavori saltuari e studi fuori corso, finché nel 1967 con il suo amico Steve Wozniak fonda la Apple Computer, la cui sede è nel garage della famiglia Jobs e il logo è l’ormai famosa mela morsicata. Il primo vero grande successo fu il Macintosh , primo computer con tastiera e mouse.

Col passare degli anni i rapporti con i dirigenti della Apple, che Jobs stesso aveva scelto, s’incrinano e lo stesso Jobs è costretto ad andarsene. Fonda così una nuova azienda, la Next, che viene poi comprata da Apple perché Jobs convince i vertici di Apple, che non navigava in buone acque, a scegliere un programma  rivoluzionario per i nuovi computer sviluppato dalla NeXT. Così Jobs ritorna alla Apple come vincitore e assume l’incarico di amministratore delegato, che manterrà fino al 2011 ,quando si ritirerà per motivi di salute che lo condurranno purtroppo alla morte.

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Steve Jobs , discorso all'Università di Stanford

Stay Hungry, Stay Foolish ( Siate affamati , siate folli ) : Il discorso di Steve Jobs ai neolaureati di Stanford

Stay Hungry, Stay Foolish ( Siate affamati , siate folli ) : Il discorso di Steve Jobs ai neolaureati di Stanford

Il 12 Giugno 2005 Steve Jobs , uno delle menti più illuminate dell’imprenditoria mondiale e della Silicon Valley a cavallo tra il XX e il XXI secolo, fondatore della Apple e della Pixar , pronuncia ai laureandi dell’Università di Stanford , negli USA , un discorso destinato a diventare uno dei più memorabili discorsi motivazionali di sempre.

Il discorso è autobiografico e si divide in tre parti , dove Steve Jobs racconta altrettante storie della propria vita , che chiama “unire i puntini” , “amore e perdita” e “morte”.

Di seguito riportiamo il testo del discorso integrale tradotto in italiano , qui potete trovare il discorso integrale nella versione originale in inglese e a fondo pagina potete trovare il video integrale del discorso di Steve Jobs in inglese con sottotitoli in italiano.

Sono onorato di essere qui con voi oggi, alle vostre lauree, in una delle università migliori del mondo.

Io non mi sono mai laureato : anzi, a dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata.

Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.

La prima storia riguarda l’unire i puntini.

Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato tutto ?

E’ cominciato tutto prima che nascessi : la mia madre biologica era una giovane studentessa universitaria non sposata e decise di darmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare da un avvocato e da sua moglie.

Quando arrivai, decisero all’ultimo momento che avrebbero voluto adottare una bambina così , quelli che sono diventati i miei genitori ed erano in lista d’attesa , furono chiamati nel bel mezzo della notte da una voce che diceva loro: “C’è un bambino , un maschietto non previsto. Lo volete voi ?”. Risposero : “certamente!”

Più tardi la mia madre biologica scopri che mia madre non si era mai laureata e che mio padre non aveva finito il liceo. Si rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Accettò di farlo solo mesi dopo , quando i miei genitori promisero che sarei andato all’università.

17 anni dopo andai all’università, ma ingenuamente scelsi una università costosa quanto Stanford e tutti i risparmi dei miei genitori furono spesi per pagarmi la retta.

Dopo sei mesi, non riuscivo a vederne l’utilità. Non avevo idea di cosa fare nella vita e nessuna idea di come l’università avrebbe potuto aiutarmi a capirlo.

Eppure ero lì, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano risparmiato in una vita intera.

Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene. Era molto difficile in quel momento, ma guardando indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso.

Nel momento in cui mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a frequentare quelli che trovavo più interessanti.

Non fu così romantico. Non avevo più una stanza al dormitorio e quindi ero costretto a dormire sul pavimento nelle camere dei miei amici. Raccoglievo le bottiglie di Coca Cola per avere i 5 centesimi di deposito e ci compravo da mangiare. La domenica notte percorrevo più di 10km a piedi attraverso la città per avere un buon pasto a settimana al tempio di Hare Krishna. Ma mi piaceva.

Tutto quello in cui mi imbattei seguendo la mia curiosità e il mio intuito si rilevarono in seguito di inestimabile valore.

Lasciate che vi faccia un esempio: il Reed College a quel tempo offriva probabilmente il miglior corso di calligrafia del paese. In tutto il campus ogni manifesto , ogni etichetta di ogni cassetto erano scritti a mano con bellissime calligrafie.

Siccome avevo mollato i corsi ufficiali, decisi di seguire il corso di calligrafia per imparare a scrivere così. Appresi la differenza tra i caratteri Serif e San Serif, la differenza tra gli spazi che dividono diverse combinazioni di lettere, cosa rende grande una stampa tipografica del testo.

Fu bellissimo, storico, artisticamente delicato in un modo che la scienza non può cogliere e lo trovai affascinante.

Niente di questo, però, poteva avere alcuna speranza di trovare un’applicazione pratica nella mia vita. Ma dieci anni dopo, quando stavamo lavorando a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile e lo utilizzammo tutto per il Mac.

Fu il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato i corsi ufficiali e non avessi partecipato a quel corso, il Mac probabilmente non avrebbe mai avuto la possibilità di gestire caratteri multipli e font spaziati in modo proporzionale.

E siccome Windows ha copiato il Mac, probabimente oggi nessun personal computer avrebbe queste capacità.

Se non avessi mai mollato i corsi ufficiali, non avrei mai frequentato il corso di calligrafia e i personal computer non avrebbero quelle stupende capacità tipografiche che invece hanno.

Certamente, era impossibile connettere i puntini guardando in avanti quando ero all’università, ma è diventato molto , molto chiaro guardando indietro 10 anni più tardi.

Di nuovo : non potete connettere i punti guardando avanti; potete unirli solo guardando indietro. Dovete avere fiducia che in qualche modo, nel futuro, i punti si potranno unire. Dovete credere in qualcosa: il vostro intuito, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia riguarda amore e perdita .

Sono stato fortunato : ho trovato molto presto cosa amo fare nella mia vita. Woz e io fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevamo vent’anni.

Abbiamo lavorato duro e in 10 anni Apple è diventata da un’azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre 4.000 dipendenti.

Avevamo appena creato il nostro miglior prodotto , il Macintosh , un anno prima , e io avevo appena 30 anni. E fui licenziato.

Come si può essere licenziati dall’azienda che hai fondato? Beh, quando Apple crebbe, assumemmo qualcuno che avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me e, per il primo anno, le cose sono andate molto bene.

Ma poi le nostre visioni del futuro iniziarono a divergere e alla fine ci siamo scontrati. Quando questo successe, i nostri dirigenti si schierarono dalla sua parte.

Quindi a 30 anni ero fuori e in maniera veramente plateale.

Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato. Non ho saputo davvero cosa fare per qualche mese. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me.

Come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente.

Era stato un fallimento pubblico e presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley.

Ma qualcosa lentamente iniziò a crescere in me: amavo ancora quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non aveva cambiato nemmeno un po’ quello che provavo.

Ero stato respinto, ma ero ancora innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple fu la cosa migliore che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata sostituita dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente.

Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.

Nei successivi 5 anni fondai un’azienda chiamata Next , un’altra di nome Pixar e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie.

Pixar è stata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo.

In un significativo susseguirsi di eventi, Apple ha comprato Next, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da Next è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple.

E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi sato licenziato da Apple.

E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita colpice come un mattone, ma non perdete la fede.

Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quel che ho fatto. Dovete trovare quello che amate. E’ questo vale sia per il lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate.

Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo avrete trovato. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore man mano che gli anni passano. Perciò continuate a cercare e non vi accontentate.

La terza storia riguarda la morte. 

Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava così : “se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente prima o poi avrai ragione”.

Mi colpì molto e da allora, per i successivi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendo e me stesso “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?” E ogni volta che la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.

Ricordarmi che dovrò morire presto è il più importante strumento che abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della mia vita.

Perché quasi tutte le cose, tutte le aspettative, tutto l’orgoglio, tutti gli imbarazzi e i timori di fallire, semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il miglior modo che conosca per non cadere nella trappola di chi pensa che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.

Circa un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche cosa fosse un pancreas.

I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente incurabile e che avrei avuto un’aspettativa di vita non superiore a 3-6 mesi.

Il mio dottore di mi disse di andare a casa e di mettere ordine nelle mie cose, che è il loro codice per dirti di prepararti a morire.

Questo significa che devi provare a dire ai tuoi bambini ogni cosa che pensavi di dirgli nei prossimi 10 anni, in pochi mesi.

Questo significa essere sicuri che tutto sia organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire ai tuoi “addio”.

Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso il mio stomaco fino all’intestino per inserire un ago nel mio pancreas ed estrarre poche cellule del tumore.

Ero sotto anestesia ma mia moglie, che era là, mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno iniziato a gridare, perché è venuto fuori che si trattava di un cancro molto raro e curabile con intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e ora sto bene.

Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio.

Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi: nessuno vuole morire.

Anche le persone che vogliono andare in paradiso, non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto, la morte è la destinazione che tutti condividiamo. Nessuno è mai sfuggito.

Ed è così come deve essere, perché la morte è molto probabilmente la più grande invenzione della vita. E’ l’agente di cambiamento della vita, spazza via il vecchio per far posto al nuovo.

Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità. Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro.

Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore.

E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: in qualche modo loro sanno cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero giovane, c’era una incredibile rivista “The Whole Earth Catalog”, praticamente una bibbia della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park.

Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni sessanta, prima del personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fatto con macchine da scrivere, forbici e polaroid.

E’ stato una specia di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e nozioni fantastiche-

Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di “The Whole Earth Catalog” e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la fine degli anni settanta e io avevo la vostra età.

Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi.

Sotto la foto c’erano le parole : “Siate affamati. Siate folli.” Era il loro messaggio di addio. Siate affamati. Siate folli.

Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita lo auguro a tutti voi.

Siate affamati. Siate folli.

Grazi a tutti.

L'ultimo numero di "The Whole Earth Catalog" a cui fa riferimento Steve Jobs nel suo celebre discorso

L’ultimo numero di “The Whole Earth Catalog” a cui fa riferimento Steve Jobs nel suo celebre discorso

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